Mascherine in commercio: differenze e quando usarle - Blog Eufarma

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Mascherine in commercio: differenze e quando usarle

Nonostante le restrizioni per il Coronavirus siano state allentate in tutta Italia, ancora oggi è obbligatorio indossare una mascherina, per limitare per quanto possibile la diffusione del contagio.

Buona parte di quelle che usiamo si assomigliano nella forma, ma in realtà ne esistono diversi tipi. Tenete conto che le mascherine hanno due funzioni collegate tra loro ma differenti: proteggere chi le indossa e proteggere gli altri. La stessa mascherina può fare una cosa meglio di quanto faccia l’altra, quindi vediamo di capire che differenze ci sono.

Le mascherine chirurgiche

Sono fatte di vari strati, fra cui almeno uno in materiale idrorepellente, a creare una barriera fisica per evitare il passaggio di fluidi in ingresso e in uscita. Sono efficaci soprattutto per il passaggio di fluidi in uscita, quindi per proteggere gli altri: per questo l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di farle indossare a pazienti positivi al coronavirus o a casi sospetti, in modo da limitare le occasioni di contagio. Siccome si può essere infetti anche da asintomatici, però, possono essere utili anche se indossate da pazienti che pensano di essere sani, e per questo in molte occasioni sono obbligatorie. Indispensabile che vengano indossate correttamente, col naso e la bocca completamente coperti, inoltre sono da considerarsi come usa e getta perché non sono lavabili.

FFP1, FFP2, FFP3

Sono le cosiddette “semimaschere facciali”, fatte in parte da tessuto e in parte da apposito materiale filtrante. All’interno dell’Unione Europea sono divise in tre fasce di protezione, dalla meno protettiva a quella più protettiva. Sono state pensate per impedire alle particelle di varia grandezza di contaminare il sistema respiratorio, e perciò prima dell’attuale pandemia erano utilizzate soprattutto in ambienti di lavoro.
Le loro caratteristiche sono definite in uno standard approvato dall’Unione Europea nel 2009, che riguarda soprattutto i parametri che devono superare per essere messe in commercio. Fra questi c’è anche un test di penetrazione del materiale filtrante che rende l’idea delle differenze di tenuta. A parità di condizioni di prova, una maschera FFP1 lascia passare il 20 per cento del flusso di aerosol disperso in aria, la FFP2 il 6 e la FFP3 l’1 per cento. Come per le chirurgiche, vanno indossate correttamente, modellando intorno al naso la fascetta metallica, e non sono adatte a chi ha barba e baffi folti.

L’efficacia delle semimaschere nei confronti del virus non è ancora chiarissima e dipende dal tipo di maschera che si utilizza (FFP1, 2 o 3 non indicano una marca, e quindi le mascherine si possono presentare in forma diversa), dalle sue condizioni (ogni mascherina andrebbe buttata dopo un turno di lavoro, cioè dopo circa 8 ore) e dalla cura con cui la indossa ogni persona. È difficile valutarle esattamente, tanto che nessuna delle autorità sanitarie si è sbilanciata sulla loro efficacia contro i virus.

I virus sono agenti infettivi minuscoli, cento volte più piccoli della maggior parte dei batteri e ancora più sottili delle cosiddette “polveri sottili”, cioè i materiali da cui le semimaschere in questione devono proteggere. Un virus ha un diametro compreso fra 0,02 e 0,3 micrometri, cioè milionesimi di metro. Quelli che interessano l’apparato respiratorio, come l’attuale coronavirus, si diffondono nell’ambiente circostante attraverso i cosiddetti droplet, che hanno una grandezza variabile fra 5 e 10 micrometri, quindi non sono facilmente filtrabili anche dalle semimaschere. Alcuni esperti non escludono che il virus possa rimanere nell’aria (nell’aerosol) in particolari e isolate circostanze.

Nessuna autorità sanitaria ha emesso indicazioni chiare riguardo l’efficacia dei singoli standard. Nelle sue linee guida, l’Istituto Superiore di Sanità consiglia di usare soprattutto le FFP2 – anche perché sono relativamente facili da reperire e indossare – mentre le FFP3 dovrebbero essere impiegate nella stanza di un paziente positivo «a rischio di generazione di aerosol», per esempio l’intubazione.

E quelle con le valvole?

Sono state pensate per agevolare la respirazione a lavoratori che devono indossarle per molte ore, quindi facilitano l’espulsione di aria senza alcun filtro. Sono sostanzialmente inutili da indossare per evitare la diffusione del coronavirus, perché non fanno nulla per evitare la diffusione, in pratica proteggono parzialmente se stessi ma non gli altri.


Le mascherine in tessuto

vendute da Eufarma

Le mascherine in tessuto filtrante lavabili (vari soggetti Adulti-Bambini) sono composte da1 strato in poliestere stampato, 2 strati TNT, elastici per indossarle dietro le orecchie. Idrorepellenti, traspiranti e anallergiche. Sono state pensate per la protezione delle vie respiratorie superiori e per prevenirela diffusione del virus. Il TNT impedisce la fuoriuscita di goccioline di liquido generato quando si parla,si tossisce o si starnutisce. Possono essere lavate come un sintetico con acqua fino a 60° per 8/10 lavaggi.

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Uso

A prescindere dal grado di protezione che offrono, le mascherine devono essere utilizzate con particolari accorgimenti, per non rendere vano il loro impiego:

  • devono essere indossate tenendole per gli elastici con le mani appena lavate, e mai dalla loro parte centrale e filtrante;

  • se usa e getta, non devono essere utilizzate per più di qualche ora, se lavabili devono essere lavate dopo ogni utilizzo;

  • una volta indossate non devono essere toccate di continuo, soprattutto se non si hanno le mani pulite, perché questo farebbe aumentare il rischio di contagio;

  • devono essere rimosse tenendole per gli elastici e ci si deve poi lavare accuratamente le mani, per almeno venti secondi.